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domenica 31 gennaio 2021

La poesia dell'anima: Musica

Un po’ di giorni fa stavo ascoltando una canzone nuova che ho scoperto e ho sentito il mio cuore come restringersi e schiacciarsi da quanto mi ha toccata profondamente. In quel momento mi è venuto spontaneo pensare a quanto la musica possa significare per le persone, e quanto abbia significato per me in questi anni della mia vita.
emozioni-musica


Si possono sentire anche solo poche note di una determinata canzone e immediatamente la nostra memoria ci riporterà a un preciso momento della nostra vita legato ad esso. Può essere l’inno del proprio paese quando si è all’estero, una canzone tipica della propria regione mentre si è lontani da casa, il brano che mettevano i tuoi genitori in macchina quando eri piccolo, l’inno della tua adolescenza o quello che cantavi a squarciagola con tutti i tuoi amici. Tutti questi ricordi hanno, nonostante la loro diversità, un elemento in comune: scatenano sempre gli stessi sentimenti che hai provato in quello squarcio di tempo che ti ricorda, anche se con minore intensità. Di conseguenza, ti estranei dalla realtà del presente e viaggi attraverso la tua vita. Ad un tratto sei ad una festa con le persone che ami di più, oppure ricordi quando eri solo e cercavi di consolarti con delle melodie. Ci sono dei miei episodi personali che ricordo benissimo che mi fanno sempre riflettere su quanto sia immenso il potere della musica. Ad esempio, ricordo un giorno in cui ero in spiaggia a Rimini ad una festa con dei miei amici e stavamo tranquillamente ballando e scherzando. Ad un certo punto partì da un altoparlante di uno dei bagni una canzone che cantavo sempre con una persona che non sento più da anni.

La sensazione che provai in quel momento fu indescrivibile: in qualche istante mi passarono giorni e anni davanti agli occhi, dettagli che avevo come rinchiuso in dei cassetti nella mia mente fino a quel punto e che sentì scoppiare fuori improvvisamente. Io sono il tipo di persona a cui piace molto essere sciocca, scherzare e rendere felici le persone, perciò sono l’amica che cerca di trasmettere gioia. In quell’attimo i miei amici videro me, la ragazza che vivono sempre così, come spegnermi mentre tutta la mia felicità volava via. Mi sedetti in un angolo con la mia temporanea fragilità e cercai di distrarmi per poi tornare da loro, ma prima che ciò accadesse pensai: “sono stata catapultata indietro senza volerlo da un pugno di suoni”. Quel giorno non avrei mai potuto immaginare che mi sarebbe successo qualcosa del genere e che avrei dovuto rispolverare certi meandri della mia mente, eppure la musica può farlo accadere a distanza di anni.

Questa forma d’arte, quindi, è in grado di toccare le anime delle persone e addirittura di lasciarci un segno indelebile sulla sua superficie. Una semplice canzone, dei minuti con delle note in fila, possono racchiudere migliaia di ricordi e di suggestioni. Nonostante le parole siano sempre quelle, per ognuno hanno un significato diverso e colpiscono in infiniti modi. Mi sembra qualcosa di così indescrivibile che il solo pensiero della loro potenza mi paralizza. Sono onorata di poter vivere migliaia di emozioni diverse e di viaggiare nella fantasia e nella memoria grazie alla musica, senza la sua esistenza non so come potrei fare. Sono grata di poter formare la persona anche con la compagnia di melodie, anche di quelle che amo suonare con i miei strumenti preferiti. La musica è compagnia, consolazione, ogni emozione esistente e la forma d’arte più bella che io abbia mai potuto vivere.

lunedì 25 gennaio 2021

Amicizia


AMICIZIA


In questo momento della mia vita mi trovo in una situazione particolare: sono davanti all’ingresso di una nuova strada che fa parte del mio continuo percorso in costruzione che devo prendere. Di conseguenza, spesso mi piace girarmi indietro per riconoscere, rivivere e guardare con occhi diversi e più maturi ogni particolare che mi ha consentito di arrivare dove sono ora. Pensare adesso a tutto ciò che mi ha portata qui è per me motivo di grande soddisfazione, perché io stessa sono il prodotto di tutto quello che mi ha influenzata, e anche di gioia per la fortuna che ho avuto su certi aspetti. Per questo, oggi vorrei riflettere su un valore fondamentale che ha migliorato nel più bel modo possibile il mio ultimo lustro di vita: l’amicizia. Sono entrata alle superiori che avevo quattordici anni. Ero una bambina, confusissima, che stava cercando di costruire la propria personalità da brava adolescente. È l’età dove si cercano i riferimenti, dove ci si aggrappa a persone famose, agli amori, ma in cui non si riesce mai ad aggrapparsi a se stessi. Io ho avuto un percorso molto buio, molto difficile perché sono molto profonda e sensibile. In più, spesso mi sono sentita estranea alla realtà perché mi sembrava di sentire troppo rispetto a quello che vedevo negli altri. Mi sentivo troppo matura o semplicemente non capivo se fossi effettivamente un pezzo in più rispetto alla realtà che vedevo o se fosse una impressione mia. Tuttavia, ho trovato un qualcosa di impagabile che mi riportava sempre alla realtà quando volavo nella realtà immaginaria e solo mia del mondo della mia mente: i miei amici. Sono entrata in classe in prima senza conoscere nessuno, ero totalmente isolata. Poi, il caso ha voluto che con un cambio di posti fatto dai professori io mi ritrovassi vicina a tutte quelle che poi sono diventate le mie sette migliori amiche. Ho trovato un gruppo che, non avendo mai avuto delle amicizie così sincere prima, non pensavo fosse possibile instaurare. Loro mi sono sempre state vicine. Nelle crisi con me stessa, anche se avevano paura di parlarmene, erano lì, me lo dimostravano sempre. L’anno in cui notarono che ero caduta in una grande crisi mi realizzarono addirittura un video con tutti i miei amici che mi ricordavano quanto mi volessero bene. Non avrei mai immaginato che qualcuno potesse considerarmi in questo modo. In quel momento rimasi talmente sconvolta da non riuscire quasi a parlare nei giorni successivi. Questo perché per la prima volta nella mia vita sentì una sensazione meravigliosa, forse una delle più belle che io abbia mai provato: non mi sentivo sola. Spesso ho sentito dire che questi sono gli anni più duri perché si inizia a costruire la propria persona seriamente, ma anche i migliori proprio perché si scoprono sensazioni immense e affascinanti come questa, le quali possono migliorare le qualità della nostra vita. Io posso assolutamente confermarlo. In questi anni i miei amici quando non stavo bene venivano a casa mia a sorpresa. Ripensandoci e riagganciandomi al discorso delle nuove sensazioni, mi viene in mente che alle medie non avrei mai potuto immaginare che delle persone potessero amarmi in questo modo, e che io potessi amare loro così. Non avrei mai immaginato che il sentimento dell’amore, in questo caso dell’affetto e platonico, potesse essere così bello. Pensavo che sarei sempre riuscita a cavarmela da sola. Nessuno mi voleva così bene, quindi io potevo bastarmi e non avevo bisogno di niente. Tuttavia, dopo ho avuto l’occasione di rendermi conto di quanto la vita possa migliorare avendo le persone giuste al tuo fianco. Ora usciamo adulte, ma siamo sempre vicine. Abbiamo passato i peggiori momenti insieme, ci siamo viste crescere e ci siamo sostenute. Le vedo cambiare ogni giorno davanti ai miei occhi e penso sempre a quanto io possa essere fortunata a poterci essere. Spero davvero che tutte possano rimanere con me per il maggior tempo possibile sul mio percorso, e sono onorata di poter varcare questo nuovo ingresso accompagnata da loro.

amicizia


giovedì 14 gennaio 2021

5-B

 


Quest’anno sono in quinta superiore. Sicuramente, guardando la me degli anni passati so che un ultimo anno di superiori del genere non se lo sarebbe mai potuto immaginare. Mi ricordo quando alle elementari cercavo di immaginare come sarei stata da più grande, gli amici che avrei avuto e i posti che avrei visitato a diciotto anni, dato che i film sugli adolescenti lasciano molto su cui sognare. Anche se questo non è stato possibile completamente per questa situazione del Covid, almeno so che quando sarà tutto finito cercherò di recuperare le occasioni passate e riuscirò a godermele ancora di più.

Ora sono in didattica a distanza da fine ottobre. Almeno, quell’ultimo giorno di scuola del primo quadrimestre in presenza per me liceale sono riuscita a sfruttarlo al massimo. Io e i miei compagni siamo riusciti a salutarci essendo consapevoli del fatto che non avremmo saputo con sicurezza quando e se saremmo tornati. Abbiamo scherzato, ci siamo goduti quei momenti di persona e all’uscita, lontani dalla scuola, ci siamo fatti anche foto e video per ricordo.

Sicuramente è stato totalmente diverso rispetto all’ultimo giorno di febbraio: ora ci siamo adattati e abituati alla situazione, siamo più coscienti, responsabili e realisti. Proprio per questi motivi sono felice di aver passato un bell’ultimo giorno.

Da casa, la scuola è ovviamente molto diversa. In più, quest’anno mi ritrovo anche nel periodo in cui devo scegliere che università fare e soprattutto prepararmi per l’esame di ammissione. Non avrei mai potuto pensare che tutto questo sarebbe successo direttamente da casa mia, gli open day, le interrogazioni e le verifiche. Effettivamente a pensarci sembra una cosa assurda, che tuttavia è diventata la mia normalità. Rispetto a febbraio, inoltre, mi trovo molto meglio perché mi sono abituata e per questo sono molto più tranquilla. Il fatto di essere entrati in una situazione nuova che non sapevo come gestire mi disorientava, ma ora è tutto diverso ed io ne sono più consapevole.

Così, mi ritrovo a dividere le mie giornate tra didattica a distanza, compiti, le mie passioni ed esercizi preparatori per l’università. Ora che quest’anno devo pensare anche a questa, mi sento molto più cresciuta rispetto agli anni scorsi: al liceo sono maturata tantissimo, non pensavo che sarei riuscita a plasmare e ad ampliare in questo modo i miei ragionamenti ed il mio modo di pensare. Per questo motivo sono molto soddisfatta, dato che a livello mentale mi sento molto più adulta. Tuttavia, questo è un’arma a doppio taglio: se da un lato sono contenta, dall’altro inizio a sentirmi “stretta” dal liceo, come è normale che sia dato che l’anno prossimo dovrò cambiare scuola. Allo stesso tempo, se fosse possibile mi piacerebbe potermi fermare e rivivere questi cinque anni che hanno racchiuso una mia crescita importantissima, le mie nuove prime esperienze, gite, viaggi e persone meravigliose che hanno colorato la mia vita. Per ogni anno che trascorrevo diventavo una persona totalmente diversa, in continua evoluzione. La parte migliore è che, nonostante questo cambiamento continuo che non caratterizza solo me ma anche i miei coetanei, io e i miei amici siamo sempre stati in grado di rimanere ognuno al proprio fianco.

La parte che più mi dispiacerà sarà non vederli a scuola, anche se rimarremo comunque uniti. Io considero le tappe della mia vita come i capitoli di un libro che devo ancora leggere: sto finendo un capitolo magnifico che mi ha portato tanta gioia e difficoltà, personaggi che non avrei mai neanche potuto delineare a mente. Tuttavia, ho ancora molti capitoli da leggere e so che anche che mi affezionerò a loro come a quello del mio attuale presente, e che saranno in grado di portarmi molte sorprese.

giovedì 7 gennaio 2021

Sono Ambra

 

Ciao! Sono Ambra, ho diciotto anni e vivo sul mare, tra Rimini e Ravenna.

In questo momento della mia vita sto convivendo con una pandemia e ricordando una parte della mia adolescenza che non avrei mai immaginato: l’esistenza tra quattro muri in quarantena. Da febbraio la mia routine è stata totalmente capovolta ed io, come tutti, mi sono ritrovata in casa a dover costruire le mie giornate in modo totalmente diverso. Prima davo tutto per scontato e agivo in maniera meccanica: mi svegliavo, prendevo l’autobus, arrivavo davanti a scuola per chiacchierare un po’ con i miei amici e poi seguivo le mie lezioni. Uscita, chiacchiere con gli amici, autobus, casa, studio. Nella mia ora di tragitto di andata e ritorno ascoltavo la musica e mi perdevo tra i miei pensieri scolastici e adolescenziali.

Da gennaio dell’anno scorso avevo iniziato ad uscire il sabato sera: andavo quasi sempre al Rock Planet di Cervia, la mia discoteca preferita, con le mie amiche. Adoravo quelle serate perché eravamo molto tranquille, andavamo soprattutto a quelle anni 90 perché amiamo quel tipo di musica. C’era poca gente, lo staff era simpaticissimo, eravamo un bel gruppo e riuscivamo a passare del tempo senza inconvenienti spiacevoli che ci regalava spensieratezza e tranquillità, oltre a delle meravigliose e sincere risate. Non ero mai stata un’amante della discoteca prima e forse non lo sono neanche ora, ma se potessi rivivere quei momenti sceglierei di rifarlo mille volte, dato che diventarono il mio passatempo preferito in compagnia.

rock_planet_cervia

Così, sabato 22 febbraio eravamo lì, travestite per la serata a tema carnevale, che ballavamo in modo indecente e scherzavamo.  Ad un certo punto mi arrivò un messaggio sul gruppo di classe che diceva che la nostra prossima gita poteva saltare a causa Coronavirus e che il Governo avrebbe deciso lunedì: non potevo essere più confusa. I giorni precedenti avevo sottovalutato la situazione, ero fiduciosa, pensavo che mettendo in quarantena quei pochi casi si sarebbe risolto tutto.

Da lunedì rimasi a casa da scuola. “Va beh, mi dispiace ma tanto tra una settimana torniamo” pensavo. Le settimane si fecero due e ancora ci speravo.

Non prendevo più l’autobus, non vedevo più i miei amici e non facevo più lezione, almeno per le prime poche settimane. Iniziammo a fare le videochiamate. Il 9 marzo, proprio mentre ne stavamo facendo una, una disse che Conte stava parlando in tv. In ogni canale c’era lui: tutta Italia fu dichiarata zona rossa.

Iniziai a vedere passare tutti i miei giorni in modo uguale. Guardavo sempre fuori dalla stessa finestra, vedevo arrivare la primavera. Invidiavo persino il paesaggio, perché lui poteva cambiare alla luce del sole e io no. Potevo solo guardare, mentre il mio tempo in quarta superiore passava senza darmi la possibilità di sfruttare ogni attimo. Non sentivo più gli abbracci e le carezze. Mi mancavano tutti i minuti di viaggio verso scuola che avevo sprecato distraendomi e ogni canzone che avrei voluto riascoltare lì. Mi pentivo di ogni volta in cui, alla mattina, ero scontrosa perché stanca e non mi godevo abbastanza quei momenti di compagnia. Ma soprattutto, una era la cosa che mi dava più fastidio: l’aver passato l’ultimo giorno di scuola senza sapere che fosse l’ultimo. Non avevo salutato la mia aula, la mia classe, i giri per i corridoi con gli amici. Non li avevo abbracciati abbastanza. Non avevo idea del fatto che li avrei rivisti solo a giugno ma distanti, senza poterli toccare. Mi ritrovai in casa, alla sera, alla fine di quelle pesanti giornate, ad ascoltare la musica chiudendo gli occhi e immaginando che tutto ciò non fosse mai iniziato. Se chiudevo gli occhi ero a scuola, all’intervallo, che gironzolavo. Bevevo il mio caffè con tutte le persone che amo, mi stancavo a lezione e poi uscivamo.

cervia

Il tempo in casa fu molto duro: non è semplice per un adolescente convivere con se stesso. La mente è continuamente tempestata da pensieri che non si possono trattenere, soprattutto in un momento del genere in cui era praticamente l’unica cosa da fare. Essere fisicamente sola mi terrorizzava proprio per questo.  Almeno, la quarantena mi è stata utile per qualcosa di fondamentale: ho avuto tempo di ascoltarmi. Sono stata strappata via con la forza dai miei ritmi frenetici che mi lasciavano solo il tempo di agire senza pensare per poi avere l’occasione di riflettere sui miei bisogni, sul mio carattere e sulle mie emozioni. Se questo periodo non fosse esistito, non sarei cresciuta mentalmente come mi è successo e non avrei scoperto delle amicizie meravigliose. All’uscita dal lockdown iniziai ad apprezzare a pieno la bellezza della spiaggia su cui avevo l’opportunità di camminare, del mare, delle piante, della serenità delle passeggiate. Di tutti i posti del mio piccolo mondo che avevo sempre dato per scontati, ma che a rivederli a giugno mi veniva da piangere.

Quei mesi sono stati una lezione di vita per me, che mi hanno insegnato tanto sia su di essa, che su di me. Li ricordo con tristezza e con un peso sul cuore per le brutte immagini che abbiamo visto e per tutte le difficoltà sia personali che collettive che abbiamo passato, ma li vedrò sempre anche come un momento di forza indescrivibile che mi ha portata ad essere la persona che ora rispetto, che capisco, che sono e che amo.

 
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